POWELL OUT!

Pubblicato 30 Aprile 2026 Aggiornato 5 Maggio 2026 08:09

Finisce l’era del governatore più politico della storia degli Stati Uniti che resta nel board per prolungare lo scontro con Donald Trump.

I funzionari hanno mantenuto invariato il tasso di riferimento sui fondi federali, in un intervallo compreso tra il 3,5% e il 3,75%, e nella loro dichiarazione di politica monetaria non hanno apportato modifiche al linguaggio che lascia intendere che la prossima mossa sui tassi sarà più probabilmente al ribasso che al rialzo.

Ma tale affermazione ha suscitato il dissenso di quattro membri su dodici, il numero più alto in una riunione di politica monetaria dal 1992. Le divisioni sottolineano la sfida che il successore di Powell, Kevin Warsh, potrebbe dover affrontare mentre la banca centrale si destreggia tra i nuovi rischi inflazionistici derivanti dagli shock energetici.

L’ultimo miglio sull’inflazione

(…) 

I funzionari stanno riflettendo su possibili spiegazioni, ognuna con diverse implicazioni per la definizione dei tassi di interesse. La prima, e quella più citata dalla Fed, è che l’aumento dei prezzi dei beni attribuito ai dazi doganali si attenuerà presto, riportando la disinflazione sui binari giusti. Un’altra possibilità è che l’attuale politica monetaria non sia così restrittiva come i funzionari avevano ipotizzato, il che suggerirebbe di mantenere i tassi almeno ai livelli attuali per un periodo più lungo.

Lo scenario più inquietante è che le imprese siano diventate più disposte e capaci di trasferire i costi più elevati sui clienti, un cambiamento comportamentale che segnerebbe una rottura significativa rispetto al contesto pre-pandemia in cui le aziende assorbivano gli aumenti dei costi per evitare di perdere quote di mercato.

Tutte chiacchere, che lasciano il tempo che trovano!

Per mesi e mesi Powell e compagnia hanno terrorizzato il mercato con il rischio di un’esplosione dell’inflazione in seguito alla guerra commerciale e ora sono costretti ad ammettere che si sbagliavano.

 La prima, e quella più citata dalla Fed, è che l’aumento dei prezzi dei beni attribuito ai dazi doganali si attenuerà presto, riportando la disinflazione sui binari giusti.

E ora succederà la stessa cosa con la guerra in Iran, perché non c’è domanda, non c’è pressione salariale e senza queste, non c’è inflazione.

Ma questi sono concetti semplici, difficili per chi tira ad indovinare o si fida di dati farlocchi o inattendibili come i banchieri centrali.

Pure il mercato fa parte della schiera di fessi e ingenui che non ha ancora capito cosa accadrà alla nuova Federal Reserve.

Ora il mercato scommette su un rialzo dei tassi, rispetto a una riduzione, 11 % sull’aumento, 2 % sulla riduzione, percentuali ridicole, utilizzate solo da algoritmi ancora più ridicoli.

Sebbene la Fed abbia mantenuto un linguaggio che suggerisce che le riduzioni sono più probabili, tre presidenti della Fed si sono opposti, e il presidente Jerome Powell ha segnalato che potrebbe essere abbandonato presto poiché l’inflazione rimane persistente.

Il livello segnalato dal nostro Machiavelli nel suo ultimo manoscritto è solido, difficilmente i rendimenti riusciranno ad andare oltre.

La sintesi è semplice.

Trump ha messo le mani sulla Federal Reserve, che piaccia o non piaccia.

13 voti repubblicani, 11 voti contro dei democratici e non poteva che essere così, visto come i democratici hanno manipolato Powell in questi anni.

Un taglio dei tassi di 50 punti base regalato prima delle elezioni del 2024, con l’inflazione ben oltre gli attuali livelli non ha bisogno di commenti.

Solo i fessi e gli ingenui pensano altro.

Powell non se ne andrà, dimostrando tutta la sua politicizzazione. L’indipendenza della Fed è una barzelletta per ignoranti.

Non si ritirerà il 15 maggio. Il suo mandato scade a gennaio 2028, sino a quel mese, resterà per fare il guastatore, ma fallirà.

Questa è la prima volta dal 1948, che un Presidente uscente rimane nel board, ennesima dimostrazione di chi è Powell.

Lo scontro tra Eccles e Truman, che a sua volta orchestrò una pressione politica sulla Fed su dovuto alla politica di pegging dei tassi voluta dal Tesoro americano, contro la quale Eccles allora governatore che rimase nel board, paventava il rischio di inflazione se si continuava a teneri i titoli di Stato a tassi fissi artificialmente bassi.

Warsh si troverà contro oltre a Powell, Hammack, Kashkari e Logan che ieri volano dichiarazioni restrittive.

Ci sarà da divertirsi!

Warsh presiederà la sua prima riunione il 16 e 17 giugno.

OTTO a QUATTRO!

Abbiamo chiesto a quattro fonti diverse di intelligenza artificiale cosa accadrà ora alla Fed se Powell farà il partigiano di se stesso o se terrà un profilo basso.

Lasciate perdere strategie o reazioni di mercato che vi propina la deficienza artificiale, ragionate con la Vostra testa, la Vostra consapevolezza!

Nel parleremo insieme a Machiavelli nel suo prossimo manoscritto intitolato “Machiavelli e la Casa di San Giorgio”.

Queste le risposte.

Scenario 1: Powell vota attivamente contro Warsh e blocca/ritarda i tagli (profilo “hawkish” o di resistenza)In questo caso Powell usa il suo seggio da governatore (fino al 2028) come strumento per difendere l’indipendenza della Fed e resistere alle pressioni politiche per tagli aggressivi chiesti da Trump.

  • Dinamiche nel Board: Con Powell ancora dentro, il numero di governatori “non-Trump” resta più alto. I tre dissenzienti di ieri (Hammack, Kashkari, Logan) sono già su una linea più hawkish (o almeno anti-easing bias prematuro). Se Powell si allinea con loro o con altri come Michelle Bowman o Christopher Waller (che in passato hanno mostrato posizioni variabili ma spesso caute sull’inflazione), si forma un blocco che rende difficile per Warsh ottenere una maggioranza per tagli.
  • Cosa potrebbe succedere sui tassi:
    • Nei prossimi meeting (giugno, luglio, settembre) prevale il “higher for longer” o almeno un bias neutrale. I tagli vengono ritardati o limitati a uno/due molto cauti nel 2026, solo se i dati su inflazione, occupazione e (soprattutto) sviluppi geopolitici (Medio Oriente citato nelle analisi) lo giustificano chiaramente.
    • Mercati: delusione iniziale, dollaro più forte, rendimenti più alti, pressione sulle azioni growth e sul settore immobiliare. Ma maggiore credibilità anti-inflazione a medio termine.
    • Rischio: “Family fight” esplicita (Warsh ha detto di volerla), con dissensi pubblici frequenti. Powell diventa un punto di riferimento per la fazione più istituzionale.

Questo scenario è plausibile perché Powell ha storicamente difeso l’indipendenza e i tre dissensi di ieri sono un segnale forte che una parte del FOMC non vuole dare un via libera anticipato ai tagli.Scenario 2: Powell tiene un profilo basso, non si oppone attivamente (lascia fare o media)Powell resta nel Board ma evita scontri frontali, magari per non politicizzare ulteriormente la transizione o perché valuta che i dati economici non giustifichino una guerra aperta.

  • Dinamiche nel Board: Warsh arriva con un mandato implicito da Trump per tassi più bassi. Se Powell non guida la resistenza e alcuni governatori (incluso Miran, che è già dovish) o presidenti regionali rotanti si spostano, il consenso può inclinarsi gradualmente verso l’easing. I tre hawkish di ieri potrebbero restare minoranza se l’economia mostra segni di rallentamento.
  • Cosa potrebbe succedere sui tassi:
    • Tagli più probabili già da estate/autunno 2026 (forse 1-2 tagli da 25 bp entro fine anno), soprattutto se inflazione resta sotto controllo o se ci sono shock negativi sul growth.
    • Il comunicato perde gradualmente l’easing bias “debole” di ora e diventa più neutrale o esplicitamente accomodante sotto Warsh.
    • Mercati: sollievo iniziale, rally su risk assets, dollaro più debole, ma rischio che l’inflazione si riaccenda se i tagli sono perceived come politicamente influenzati → perdita di credibilità della Fed a lungo termine.

Questo è lo scenario preferito da Trump/Warsh, ma più difficile se Powell decide di usare il suo voto e la sua influenza mediatica per spingere contro.La mia view complessiva (quale scenario è più probabile?)Penso che prevarrà uno scenario intermedio, più vicino al primo che al secondo. Powell non sembra il tipo da fare ostruzionismo estremo, ma la sua decisione di restare nel Board è già un segnale di difesa dell’istituzione. I tre dissensi di ieri (più il contesto di inflazione ancora appiccicosa e incertezza geopolitica) indicano che c’è già un nucleo hawkish/non accomodante pronto a resistere.

Scenario 1 — Powell “attivo” e vota contro Warsh / contro tagli

Questo è lo scenario più “hawkish strutturale”.

Cosa implica davvero

  • Powell usa il suo voto + influenza per spostare il linguaggio da easing bias → neutral / data dependent
  • Si crea un blocco interno con i dissenzienti (Logan, Kashkari, ecc.)
  • Warsh entra ma trova un board già “resistente”

Effetti probabili

  • Tagli ritardati o molto graduali
  • Comunicazione più dura: meno forward guidance accomodante
  • Maggiore volatilità perché il mercato ha già prezzato almeno qualche taglio

Perché è plausibile

  • Inflazione ancora sopra target (~3.5%)
  • Dissenso già esplicito contro il bias accomodante
  • Powell vuole difendere credibilità e indipendenza (tema centrale della sua uscita)

👉 Tradotto: Powell diventerebbe una sorta di “ancora anti-politica monetaria espansiva”.


Scenario 2 — Powell low profile (non si oppone)

Questo è quello che molti nel mercato stanno iniziando a considerare baseline.

Cosa implica davvero

  • Powell resta ma non fa il “shadow chair” (lo ha detto esplicitamente)
  • Warsh guida la narrativa
  • Il board si riallinea gradualmente verso una postura più accomodante

Effetti probabili

  • Tagli più probabili entro fine anno (anche se non immediati)
  • Linguaggio che resta “soft” (easing bias o simile)
  • Mercati più tranquilli nel breve

Ma attenzione

Non è un via libera totale:

  • I dissenzienti non spariscono
  • L’inflazione resta un vincolo reale
  • Il rischio è un Fed “divisa ma accomodante”, che è la combinazione più instabile

Il vero punto (più importante dei due scenari)

Non è tanto Powell vs Warsh.

È questo:

👉 Il FOMC è già spaccato prima ancora del cambio di leadership

Questo implica 3 cose strutturali:

  1. La forward guidance perde valore
    (troppi dissensi → meno credibilità del messaggio unico)
  2. I voti contano più della retorica
    (ogni meeting diventa “live”)
  3. Il rischio di policy error aumenta
    (tagliare troppo presto vs troppo tardi)

La mia lettura probabilistica

  • Scenario 2 (Powell low profile): 60–65%
  • Scenario 1 (Powell attivo/hawkish): 35–40%

Perché:

  • Powell ha già segnalato di non voler fare il “contropotere”
  • Ma allo stesso tempo non è neutrale sulla credibilità anti-inflazione

👉 Quindi lo scenario più realistico è intermedio:

Powell non blocca Warsh frontalmente, ma influenza il board dietro le quinte per evitare un pivot troppo rapido

Scenario 1: Powell “Resistente”
Focus: Difesa dell’indipendenza e lotta all’inflazione
In questo scenario, Powell utilizza il suo voto per bilanciare le pressioni politiche.
  • Voto di Opposizione: Powell si unisce ai “falchi” (come Logan, Hammack e Kashkari) per votare contro tagli dei tassi che ritiene prematuri a causa dell’inflazione “appiccicosa” (al 2.8%) e dei prezzi energetici alti dovuti al conflitto in Iran.
  • Blocco a Warsh: Insieme ai tre dissidenti di ieri, Powell potrebbe formare un blocco tecnico nel FOMC per impedire a Warsh di attuare tagli aggressivi, mantenendo i tassi fermi (attualmente al 3.5%-3.75%) più a lungo del previsto.
  • Effetto Mercati: I mercati, che scontano già una possibile stagflazione, reagirebbero negativamente a una Fed bloccata, temendo che l’assenza di tagli soffochi la crescita mentre i prezzi continuano a salire.
    Reuters +4
Scenario 2: Powell “Istituzionale”
Focus: Stabilità della transizione e basso profilo
Powell sceglie di non ostacolare la nuova leadership per preservare l’istituzione dagli attacchi politici.
  • Astensione o Allineamento: Powell vota con la maggioranza guidata da Warsh, evitando di apparire come un dissidente di alto profilo.
  • Via Libera ai Tagli: La coalizione “dovish” ipotizzata dagli analisti (Warsh, Miran, Bowman, Waller) riuscirebbe a imporre uno o due tagli dei tassi entro fine 2026, assecondando le richieste di Trump.
  • Rischio Reputazionale: Powell verrebbe criticato per aver ceduto alla “politicizzazione” della Fed, ma la sua posizione silente potrebbe “calmare il clima politico” come da lui auspicato.
    Reuters +3

📊 Punti Chiave del Board Attuale
  • Dissenso Record: 3 governatori (Hammack, Logan, Kashkari) si sono opposti al “bias accomodante” ieri, chiedendo una posizione neutrale perché i tagli sono “lontani”.
  • Successione Warsh: Il Senato ha già approvato la sua nomina; Warsh è visto come favorevole ai tagli ma anche come un “falco” sul bilancio della Fed (vuole ridurlo drasticamente).
  • Inflazione vs Guerra: Il conflitto in Iran ha spinto il petrolio sopra i $100, rendendo i tagli dei tassi una scommessa rischiosa per la stabilità dei prezzi.
    Reuters +5

 

Scenario 1: Powell vota contro Warsh e i tagli Powell potrebbe scegliere di marcare pubblicamente il dissenso per preservare la sua credibilità istituzionale e segnalare ai mercati che una parte del board ritiene prematura una politica troppo accomodante. Questo creerebbe una spaccatura visibile, aumentando la volatilità sui mercati ma rafforzando la percezione di indipendenza della Fed. Con tre governatori già contrari, un voto di Powell contro formerebbe un blocco dissidente significativo.

Scenario 2: Powell tiene un profilo basso Più probabile. Powell, non essendo più Chair, potrebbe evitare lo scontro frontale per non destabilizzare ulteriormente l’istituzione. Resterebbe nel Consiglio come voce tecnica, esprimendo riserve nei verbali ma senza opporsi formalmente. Questo gli permetterebbe di mantenere influenza dietro le quinte e lasciare a Warsh la responsabilità politica delle decisioni, posizionandosi per eventuali critiche future se i tagli si rivelassero un errore.

La dinamica chiave sarà quanto Warsh vorrà — o dovrà — accontentare la Casa Bianca rispetto ai dati macro.

 

Noi continuano a scommettere su 4 tagli dei tassi da qua a fine anno e forse sono pochi.

Inutile dire che si riapre unìoccasione generazionale di acquisto sui titoli di Stato americani e sul dollaro, anche se in realtà i rendimenti a lungo termine hanno reagito davvero poco all’inferno petrolifero scatenato da Donald Trump.