ASPETTANDO LA FINE DEL MONDO!
Tanto tuonò che piovve, a forza di gridare al lupo, al lupo ci siamo arrivati.
Lo abbiamo scritto nell’ultimo manoscritto di Machiavelli che il mercato ci avrebbe portati dove siamo arrivati venerdì.
I rendimenti a lungo termine americani, sono tornati sui massimi di periodo, i massimi da 19 anni.
Ora non resta che attendere, in molti hanno cambiato idea o la stanno cambiando.
Anche il leggendario Lacy Hunt sembra, ma a differenza di loro, noi non cambiano le nostre visioni basate sui fondamentali e non sugli spasmi di qualche psicopatico che gioca con i future.
Nessuno, ne fondi pensione o assicurativi, ne sovrani o istituzionali sta vendendo, è solo un’illusione derivata.
Nel frattempo lui non ha il coraggio di premere il grilletto, sarebbe la sua fine politica ed economica.

L’America è in recessione, la fiducia degli americani è in depressione.
Non cancelli oltre 2,5 milioni di posti di lavoro in tre anni, sperando che non accada nulla.
Da oggi, Powell è solo un lontano ricordo, il peggiore presidente degli Stati Uniti che l’America ricorda, un attivista progressista che ha cercato di distruggere l’indipendenza della Fed, tagliando di 50 punti base i tassi quando non ce n’era bisogno per fare un favore a Biden.
Non staremo qui a ripetere quello che diciamo da 20 anni, la deflazione da debiti non lascia scampo.
Le teorie sulla stagflazione e sull’iperinflazione le lasciamo agli altri.
Sino a quando non vedremo la DOMANDA prevalere, sino a quando non vedremo esplodere i SALARI, sino a quando vedremo fabbricare ad arte shock dell’OFFERTA con guerre o pandemie artificiali non cambieremo opinione, non importa cosa dicono i dati, i rendimenti cambiano in una notte.
Le fantasie inflattive le lasciamo agli altri.
Abbiamo visto manipolare qualunque asset sui mercati, dati, valute, commodity, tassi, soprattutto l’informazione.
C’è più isterismo oggi che hai tempi dell’ingresso dell’euro quando, li si l’inflazione esplose, raddoppiando tutto.
I tassi oggi sono allo stesso livello in cui erano quando l’inflazione era a due cifre durante il conflitto ucraino e la pandemia.
Eppure i consumi stanno calando, il lavoro sta scomparendo, ma loro, vi raccontano altro.
“Tassi più alti per un periodo prolungato” è il mantra oggi.
Ci sono forze strutturali devastanti che stanno minando l’economia, il debito in primis e l’ultima arrivata, la deficienza artificiale.
Ma soprattutto la persistente e sistematica deflazione salariale che è la stella polare del nuovo capitalismo, la sua essenza di sopravvivenza, l’essenza stessa della sopravvivenza dell’euro.
Martin Kocher governatore della Banca Centrale Austriaca ha detto che a giugno la BCE dovrà decidere se aumentare i tassi o tenerli fermi e ha segnalato disponibilità a votare per un rialzo se l’inflazione non migliora. La stessa cosa Joachim Nagel della Bundesbank.
Sempre e solo loro, i tedeschi con la fobia di Weimar.
Questi la storia manco la conoscono.
Alzarono i tassi nel 2008 con un petrolio oltre i 140 dollari e dovettero subito dopo fare ben 6 tagli per un totale di 325 punti base in un solo anno.
Aspettiamo con gioia i tassi al 6 o 7 %, poi ci penserà la storia a sistemare le cose, riportando tutti alla realtà.
Auguri a dotti, medici e sapienti che hanno riscoperto il gusto della stagflazione, senza neppure sapere di cosa si tratti.
Auguri a tutti coloro che attendono con ansia un aumento dello stipendio.
Ma soprattutto auguri a chi non ha la più pallida idea di quello che accadrà nei prossimo decennio o forse chissà, non si dovrà attendere poi molto.
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