Nei giorni scorsi era stato il Financial Times a chiedere alla Commissione Ue di “non essere intransigente” nei confronti del governo italiano che chiede a Bruxelles di poter ricapitalizzare con soldi pubblici, in caso di estrema necessità, le banche più deboli. E a sottolineare che “dopo la Brexit, la linea di frattura dell’Europa passa per Roma”. Giovedì, nel giorno in cui in Campidoglio si è svolto il primo consiglio comunale dell’era Raggi, all’appello si è unito l’Economist. Che nel servizio di copertina del numero di questa settimana, intitolato The italian job – Europe next crisis, allo spettro di una “crisi in grado di contagiare l’Eurozona” aggiunge un coté squisitamente politico: il timore che, in assenza del via libera di Bruxelles e Berlino all’iniezione di risorse pubbliche negli istituti, gli eventuali dissesti bancari facciano calare a picco le quotazioni del premier Matteo Renzi, portino a una vittoria del no al referendum di ottobre e spianino la strada a un esecutivo targato M5S. Scenario che secondo le testate considerate bibbie del capitalismo mette a rischio l’esistenza stessa dell’euro. Un ragionamento in linea con i contenuti del famigerato report di Jp Morgan contro le “Costituzioni socialiste” e gli “esecutivi deboli” dei Paesi dell’Europa del Sud, che auspicava modifiche simili a quelle contenute nel ddl Boschi per favorire “una maggior integrazione dell’area europea”. (…)
Anche la Bce schierata a favore del sostegno pubblico – Di tutt’altro avviso l’Economist: “Obbligare gli italiani comuni ad accollarsi di nuovo le perdite danneggerebbe pesantemente il premier Matteo Renzi, facendo svanire la sua speranza di vincere il referendum sulle riforme costituzionali in autunno”, sostiene il settimanale. Secondo cui “se le regole sul bail-in verranno applicate con rigidità in Italia le proteste dei risparmiatori mineranno la fiducia e apriranno le porte del potere al Movimento Cinque Stelle, che attribuisce alla moneta unica i problemi economici dell’Italia”. Ecco perché, prosegue il ragionamento, “se gestito male, l’”Italian job” (letteralmente “colpo all’italiana”, ndr) potrebbe segnare la rovina dell’Eurozona”. La conclusione è obbligata: “La risposta giusta è autorizzare il governo italiano a finanziare i meccanismi di difesa delle sue banche vulnerabili con capitali pubblici sufficienti per placare i timori di una crisi sistemica” che sarebbe “pericolosa” per l’intera area euro. Una tesi condivisa anche dai vertici della Bce: il vicepresidente Vitor Constancio ha ribadito che “la situazione attuale, con nuovi cali delle azioni dopo Brexit, merita una profonda riflessione sull’opportunità di superare alcune imperfezioni del mercato con un po’ di sostegno pubblico per migliorare decisamente la stabilità di alcuni settori bancari”.
THE ITALIAN JOB
Figurarsi se prima o poi non arrivava il “FatePresto” dei lacchè del neoliberismo internazionale, si implora ufficialmente l’ennesima socializzazione delle perdite e la priovatizzazione dei profitti…
The Italian job
Purtroppo su una cosa Renzi ha ragione il rischio sofferenze in Europa vale uno, mentre i derivati di banche come Deutsche Bank e quelle francesi vale cento, cento centrali nucleari in procinto di esplodere.
Mps verso cessione lampo degli Npl
Procedura Ue contro Spagna e Portogallo. Rinvio sulle sanzioni
E i tedeschi mandano avanti i loro cani da guardia…
Banche, Dijsselbloem: “Italia non aggiri regole Ue”
Consiglio vivamente al signorino olandese di guardare in casa propria alle sue di banche, non appena esploderà la bolla immobiliare olandese, dovranno raccoglierle con il cucchiaio statale.
Mi stavo giusto chiedendo se l’allenatore della Germania Low è terrorizzato per aver perso una partita a calcio o per aver capito la reale situazione delle banche tedesche, Deutsche Bank in testa…

Germania, anche la Merkel ha la sua Mps: la banca di Brema rischia ...Anche la cancelliera Angela Merkel ha la sua Mps. Si tratta dellaBremerLandesbank, un istituto molto più piccolo rispetto a quello senese ma …
Consiglio vivamente ad Angela di prepararsi a salvare mezzo sistema bancario tedesco il prossimo anno, donna avvisata mezzo salvata!
Ma torniamo a noi e alle miserie di casa nostra…
Banche, Economist preme su Berlino e Bruxelles: “Sì a uso soldi ..
Capito dove è il problema in Europa, la democrazia!
Nel frattempo nel Paese delle belle addormentate per gioco, si sveglia anche il presidente dell’ABI Pattuelli e urla solo ora, che il bail in è anticostituzionale, cosa che noi sosteniamo da sempre, visto che la nostra Costituzione parla chiaro!
Senato.it – La Costituzione – Articolo 47 La Repubblica incoraggia e tutela il risparmio in tutte le sue forme; disciplina, coordina e controlla l’esercizio del credito. Favorisce l’accesso del risparmio …
Benvenuti nel Paese delle Meraviglie, ogni tanto passa qualcuno e…


Ma dove erano tutti quando l’anno scorso di questo periodo un Parlamento di incompetenti, ladri, farabutti e lobbisti votava l’approvazione del bail in sulle banche? Dov’era l’Abi?
Mi vergogno di questa Italia, mi vergogno degli Italiani popolo di furbi che si preoccupano solo di come riuscire a fottere gli altri, che mai e poi mai avrebbero votato si ad referendum come quello tenuto in Gran Bretagna.
certo che come esempio di coerenza e compattezza l’UE è proprio in grado di dare lezioni!
😆
sul tema “banche ITA in forte difficoltà”
il falchetto olandese ha ieri dichiarato che le regole [del bail-in] devono essere rispettate da tutti [gli Stati membri] (negando di fatto ogni apertura verso possibili aiuti pubblici);
oggi la cariatide visco dichiara di “non escludere un intervento pubblico”
mentre sempre oggi
la mummia patuelli si spinge a dire che “il bail-in è anticostituzionale”
😆
bah!…
ma se le autorità italiane, quando chiamate a farlo, anzichè ratificare la proposta come fecero nel 2013 e 2014 [per quanto riguarda la regolamentazione di bail-in da applicarsi a tutti i paesi UE]
si fossero impuntate energicamente… no eh??
al falchetto olandese vorrei rispondere con una metafora :
d’accordo le regole, sempre importanti [specie se giuste, di buon senso e rispettate]
ma chi di voi,
in giorno di sabato [quando vietato dalla LEGGE] vede un suo capretto in forte difficoltà in un dirupo,
non accorre per salvarlo ??
E’ forse l’uomo fatto per il sabato, o piuttosto il sabato fatto per l’uomo???
cioè, ritornando a livelli più attuali : è giusto far rispettare le regole costi quel che costi, anche a costo di mandare all’aria l’intera economia con conseguenze gravissime per tutto il sistema specie per i ceti più poveri, o magari riconoscere [molto umilmente] che le regole fatte dall’uomo -nella fattispecie quella di bail in- non sempre sono supportate da perfezione e da buon senso, e per questo fattibili di cambiamento in corso d’opera senza doversene troppo vergognare ???
by lakshmanab
Il mercato unico è di dimensioni simili al mercato USA. Abbiamo buttato via la chiave del settore dei servizi e lo abbiamo fatto tutto da soli. I negoziati con la UE saranno pieni di difficoltà, perchè ogni singolo satato della unione dovrà ratificare ogni singolo accordo che si tenterà di raggiungere. Probabilmente ci sarà un notvole peggioramento prima che le cose possano cominciare a migliorare.
L’impatto della BREXIT sul settore dei servizi e l’esito più probabile è che nel giro di due anni ci toccherà commercaire con le regole imposte dal WTO.
Quando perderemo il passaporto lo scambio dei future denominati in euro verrà messo in questione. Il motivo per cui le banche Svizzere come Credit Suisse e UBS hanno una grande presenza a Londra è perchè la Svizzera ha un accesso limitato al mercato unico ed inoltre manca dei diritti di esportazione. Le banche Svizzere hanno aggirato questa situazione girando ogni scambio denominato in euro attraverso i loro uffici di Londra. Gli Svizzeri non fanno alcun ricavo da questo giro e le loro perdite sono guadagni per Londra. La Svizzera ha negoziato per anni i diritti di passaporto ma non è riuscita ad ottenerli ed inoltre stanno per perdere quell piccolo accesso che hanno al mercato unico perchè non sono in regola con il libero movimento delle persone.
Se noi ora fermiamo il libero movimento dei migranti della UE allora perderemo i nostri diritti di passaporto e questo avrà un impatto su TUTTE le banche con base a Londra (e non appartenenti alla UE) che processano scambi denominati in euro e nemmeno assicuratori come i Lloyds saranno più in grado di firmare contratti di assicurazione transfrontalieri. Posso solo immaginare che le banche con sede in UK avranno allora necessità di aprire uffici all’interno di un paese della UE e diventare membri di un sistema di compensazione europeo invece di tentare di gestire il rischio di scambi denominati in euro e questo significa che il settore finanziario di Lodra di contrarrà in maniera corrispondente. Boris (Johnson), essendo stato sindaco di Londra, avrebbe dovuto essere ben al corrente di cosa il passaporto europeo significa per il PIL del Regno Unito.
Non sarei tanto eccitato riguardo al Mifir, che entrerà in vigore nel 2018, perchè non presenta le stesse possibilità a cui dà diritto il passaporto e non è così certo che il Regno Unito possa avvantaggiarsene. Questo potrebbe essere il piano B per le banche e il piano A resterebbe comunque quello di spostarsi in un paese della UE.
Comunque, importa molto tutto questo? Bhè, io penso di si perchè Londra ha il 12% della popolazione UK ma genera il 22% del suo PIL, di cui circa il 12% proviene dai servizi finanziari. Se volessimo mantenere i nostri attuali diritti di passaporto dovremmo:
1) accettare il libero movimento dei migranti della UE come fanno la Svizzera e la Norvegia
2) pagare una tassa alla UE (£350 milioni?) per avere il diritto di poter commerciare nel mercato unico, come fanno la Svizzera e la Norvegia
3) cambiare la nostra normativa in maniara immediata e non appena la UE approva o cambia le sue leggi/regolamenti cosi da rimanere in regola e, di nuovo, così avviene in Svizzera e Norvegia.
L’1% del PIL UK del 2014 equivale circa a 28 miliardi di dollari USA, che significa circa 532 milioni di dollari a settimana. Ogni punto percentuale di PIL rappresenta una perdita di circa 400 milioni di sterline alla settimana. E probabilmente le cifre vere potrebbero essere anche più elevate. Mi aspetto di perdere più dell’1% del PIL se perdiamo i nostri diritti di passaporto e questo è il motivo per cui i servizi finanziari sono così vitali per noi. Ogni calo di PIL significa una caduta degli introiti fiscali e questo andrà ad impattare anche quelle regioni che hanno votato a favore del Brexit.
Questo è ciò per cui abbiamo votato come nazione: o accettare un calo di PIL ancora da quantificare oppure accettare quelle cose contro cui la maggioranza ha votato nel referendum, ma questa volta stando al di fuori del mercato unico e inoltre pagando una tassa al bilancio della UE senza avere più il diritto di parola. Questo è il motivo per cui le agenzie stanno abbasando il nostro rating visto che non c’è bisogno di un genio per capire ciò che c’è in serbo per noi e, qualunque strada imbocchiamo, sarà in caduta, ma non sappiamo ancora quanto in basso finiremo.
La Brexit sta succedendo perchè questo è ciò per cui la gente ha votato e non importa molto se i votanti si rendessero conto o meno delle conseguenze. Il libero movimento e il versamento di tasse al bilancio UE sono argomenti tali che non ci consentono di rimanere nel mercato unico. Quasi certamente andremo a perdere i lucrativi diritti di passaporto di cui godeva il settore dei servizi finanziari visto che la UE farà una contrattazione dura (in miliardi non in milioni) che renederà per noi troppo costoso restare. Una limitazione del danno sarebbe quella di tentare almeno di salvare la catena di fornitura della industria (Airbus, Nissan, Toyota, Siemens etc,) che si estende nella UE. Tentare di salvare i servizi finanziari è una causa persa.
Una volta che l’art. 50 sarà stato invocato avremo due anni che sono assolutamente insufficienti. Il Canada ha appena firmato un accordo di commercio ed ha richiesto anni e senza accesso ai servizi finanziari. Ci vorrano almeno altri due anni affinchè il trattato di commercio col Canada sia ratificato da tutti gli stati membri. Mi sa tanto che, alla fine dei due anni, finiremo per commerciare con le regole fissate dal WTO mentre stiamo ancora negoziando un accordo di scambio.
quesalid@finanza,
Avviso di chiamata per chi esultava per la Brexit .Bravo anche la catena industriale subirà l’impatto, Tieni duro Matteo continua a testa bassa ,di corsa al referendum,vogliamo un vincitore alle elezioni,guarda , la Spagna , Grecia,Germania e noi sempre compromessi per governare,resisti non cedere Matteo non cedere, perseveranza ,la forza di tenere duro è fatta per i forti. Fai il possibile per salvare quei poveri ingenui che hanno sottoscritto 5 miliardi di subordinate Mps.Sarebbe un disastro ,l’effetto domino dirompente.Anche il blog dovrebbe capire la grande difficoltà del momento e non infierire ed esclusivamente bombardare articoli reali ma senza enfatizzare il problema ,le difficoltà sono davanti agli occhi di tutti.Lo consiglia uno che non ha nessun problema di obblig subor,hai visto la disperazione di quella povera gente che sono rimaste con pugno di mosche, azioni scomparse senza valore, obbligazioni carta straccia anche un suicidio di un disperato, In mondo di carta straccia fatta passare per oro colato anche da te BOSS only Made Usa non si va da nessuna parte, anche tu avevi bisogno che le cose andassero male negli altri paesi cosi consolidavi i guadagni nel paese che tu intelligentemente hai investito e suggerivi di investire.Qualcuno ti ha definito the best è fuori dubbio lo sei ,ora cosa fai, hai detto che sei pronto a tirare i remi in barca con la pancia piena, dove vai a menar fendenti.Bye Bye
Con tutto il rispetto mai letto un simile groviglio di fesserie! Veleno un consiglio con il sottoscritto su certi argomenti si rischia di farsi male!
veleno50@finanza,
quesalid@finanza,
Ma chi e’ questo lakshmanab? Io mi fido molto di piu’ di quello che scrive Andrea e Bagnai. E soprattutto di quello che vuole il popolo inglese, la povera gente, gia’ duramente provata dalle politiche neo liberiste, dal mondialismo finanziario, che hanno distrutto la Gran Bretagna. il loro manifatturiero , l’indebitamento bancario ed il salvataggio per quelle cifre astronomiche da parte dello STATo inglese che si e’ fortemente indebitato, la trasformazione di Londra in un centro malavitoso di riciclaggio dei capitali finanziari, l’hanno voluta i mondialisti neo liberisti, non certo Farage e Johnson, i quali intelligentemente e patriotticamente, dopo aver fatto i bulldozer si sono fatti da parte, per lasciare spazio ai diplomatici. Per uscire pero’, cari belli….ma comunque ora vediamo in Austria, per non parlare del problema bancario non solo italiano e le tante bolle li’ li’ per scoppiare….nel paradiso dell’euro.
Ecco, appunto http://goofynomics.blogspot.it/2016/07/ceta-ue-e-brexit-oculos-habent.html
ma queFta non e’ l’europa, noi non vogliamo queFta europa….fatevene una ragione , un’altra europa non e’ poFFibile..
quindi per non socializzare le perdite TUTTI gli azionisti, TUTTI i detentori di obbligazioni subordinate (a parte quelli palesemente raggirati in fase di sottoscrizione) e TUTTI i correntisti per la parte eccedente i 100mila euro devono pagare per il loro incauto investimento.
E’ questa la tua opinione, Andrea?
Potresti dirlo chiaramente anche per chi, come me, non è cosi’ acuto da capirlo? Grazie
Ci sono troppe persone che non vogliono l’intervento pubblico (“socializzazione delle perdite” o “botte piena”) e neppure penalizzare gli investitori (“moglie ubriaca”).
Perdona la mia banalizzazione : non ho particolari competenze economiche o finanziarie, ma seguo spesso il tuo blog con interesse.
Su questa questione mi piacerebbe conoscere la tua opinione, nella maniera piùsemplicemente comprensibile.
Grazie ancora
veleno50@finanza,
molla la bottiglia,non seguire Junker su quella strada..altrimenti tra poco inizierai a parlare con Palpatine.Ma rob de mat..
Sino sei anni che scrivo che le banche vanno nazionalizzate! Eliminare azionisti, tosare obbligazionisti, preservare e garantire depositanti e risparmiatori Crai Nordica 1990 Docet! Per il capitale di rischio buona notte! E lo ripeto per l’ennesima volta!
ulisseaiace@finanza,
I complici di Renzi han firmato il trattato sul bail in come degli stolti… o traditori, perché l’effetto macro finale è l’esproprio della ricchezza ed asset italiani verso l’estero.
Ora vogliono fare marcia indietro?
No. Che paghi chi è stato così stolto da buttare i soldi in MPS e chi ha il conto corrente lì perché “è la banca del partito”.
Europa tanta ignoranza e pure bella grassa!
Nel leggere i commenti vedo additare come colpevole del bail in l’attuale governo, ma noto una grande ignoranza in temi europei, non prendetevela ma e’ cosi!
Il bail in non e’ un trattato, si tratta di una direttiva, ovvero un’indicazione su cui poi i vari stati membri decidono come applicarla, RIPETO, la metodologia dell’applicazione dipende dagli stati!!!! Chiaro?
La direttiva del bail in la 2014/59 e’ stata approvata in sede EU il 15 Maggio 2014, diciamo tre mesi dopo l’insediamento dell’attuale Governo, possiamo dire che era lui il fautore? Direi di no, quello che la gente non capisce e’ che una direttiva va implementata nel sistema nel giro di due anni, ed ecco che dal 2014 arriviamo al 2016.
Ma quello che voglio far presente e’ che l’iter legislativo di una direttiva prende pure tempo, se guardo la prima proposta da parte del Consiglio dei Ministri EU e’ datata 2012 per meglio capirci il Consigliondei Ministri e’ formato da tutti i capi di stato, o ministri competenti, per cui in questo caso Ministro delle Finanza.
La domanda REALE da porsi e’ chi era in tale consiglio europeo? Ma il prenditutto Mari e MONTI !!!! Che guarda caso aveva pure la delega all’economia e finanze!!! E allo sviluppo economico vi era Passera!!!
Ed ecco allora che l’ideologia liberista ha fatto la bella fritttata bastoniamo i correntisti !!!
Chi tra i tanti lettori ha il coraggio di criticare il liberismo? Pochi molto pochi.
La verita’ e’ figlia del tempo ma un attimo di analisi critica prima di dare dati a vanvera aiuta a capire ed evitare danni!
Ma è ovvio quello che è stato deciso in questi unltimi anni non viene né da Renzi e né da Letta che sono solo dei principianti, specie il primo… Sono stati messi li da certe banche a cui devono rendere conto. Le banche per cui lavorano gli hanno già messo in bocca quello che devono dire e se qualcuno fa una domanda che va fuori dagli schemi sorvolano, cercano di distogliere l’attenzione con una battutina e si inventano una scusa per chiudere il collegamento. Quando tutti pensavano che il Bremain fosse ormai certo, alla domanda ma se fosse Brexit cosa pensate di fare? Monti era totally pissed off per un attimo poi sorridendo disse che la trasmissione era molto divertente ma che doveva chiudere il collegamento bye bye”, con Tremonti dall’altra parte si sentiva offeso da una MARIOnetta.
@Dfumagalli
Che paghi chi è stato così stolto da buttare i soldi in MPS e chi ha il conto corrente lì perché “è la banca del partito”.
…
quelli che hanno il conto corrente lì (in MPS) non hanno nulla da temere
almeno quelli che in deposito detengono < 100.000 dato che esiste il fondo interbancario a garantire la cifra inferiore ai 100.000 , così almeno è sancinto nella regolamentazione di BAIL IN ammesso che vogliamo ancora credere nella coerenza delle regole stabilite dalla UE (e il dubbio è lecito);
c'è anche da spartire il discorso delle obbligazioni subordinate : la carta emessa [sotto forma di obbl corporate] da MPS nel corso degli ultimi anni era rivolta direttamente e solo ad investitori istituzionali, ma non è detto che essi successivamente non ne abbiano fatto partecipi piccoli risparmiatori affibiando ad essi [dal mercato secondario] parte di quelle obbligazioni; e poi ci sono le obbligazioni retail quelle che in origine erano state studiate da MPS SOLO per il risparmio retail (piccoli risparmiatori)
la somma totale di quella carta pare sia piuttosto rilevante (5 miliardi) praticamente il volume di una finanziaria di un paese nei primi posti della classifica OCSE;
qui stà il punto;
MPS non può saltare non solo per un discorso economico;
esiste anche un versante politico;
dopo la brillante prova (si fa per dire) esibita dal governo attuale e dal pd in particolare nella gestione di Banca Etruria (e Banca Marche, FE e Chieti)
renzi e il pd sanno di non potersi più concedere passi falsi e credo che lo abbia già illustrato a chi conta in EU (Merkel)
una catastrofe MPS -se fallisse- avrebbe un ritorno drammatico per il pd (l'elettorato non glielo perdonerebbe, nemmeno quello più arroccato dalla sua parte) già in difficoltà negli ultimi sondaggi per quanto riguarda referendum costituzionale di OTT2016 ed eventuale nuova tornata di votazioni politiche 2017;
se la Merkel vuole continuare ad avere in Italia un partito "filo UE" non deve permettere una brusca caduta del pd a favore di partiti politici italiani molto più palesemente euroscettici :
l'italia non è la grecia e neppure l'austria; con la sua economia, l'affermazione di un partito euroscettico -con eventuale maggioranza e padronanza di direzione- in Italia sarebbe in grado di produrre una violenta destabilizzazione a tutto il progetto UE.
Credo che questo sia il succo del concetto che renzi abbia illustrato [molto discretamente] alla botte semovente tedesca (…) nel corso di uno dei loro ultimi summit.
di Paul Mason
Se non hai comprato dollari prima del referendum sulla Brexit sii preparato per un portafoglio più leggero. Al cambio aeroportuale, £100 di oggi fruttano $129 (il 22 Giugno acquistavi $146). Se stai recandoti nella zona Euro, acquisti €114 (il 22 Giugno acquistavi €130). Questo perché, vedendo il Suderland votare a favore dell’uscita dalla UE, i trader nel mercato dei cambi hanno venduto sterline.
Sebbene alcyni trader siano convinti che la caduta della sterlina finirà a $1.20, i pessimisti predicono un cambio in parità: una sterlina per un dollaro. Ed io ritengo che i pessimisti abbiano ragione. Perché non c’è situazione in grado di fare danni peggiori all’economia che una incontrollata litania da parte dei politici. E le litanie èsonoquello che abbiamo oggi.
La scorciatoia accelerata di Theresa May verso Downing Street è stata escogitata per combattere l’impressione che la situazione sia fuori controllo. Ma senza un cambiamento sostanziale in politica, ci troveremo ancora alla deriva nel mare ribollente della finanza.
Consideriamo il meccanismo del commercio britannico. Abbiamo un deficit delle partite correnti di circa il 7% – un record storico. Questo perché importiamo più di quanto esportiamo, e non solo per quel che riguarda i beni am anche i servizi. Per ogni sterlina spesa in UK in meni e servizi, 7 pence di valuta straniera debbono entrare nel paese per colmare il divario.
Una caduta della sterlina dovrebbe, in condizioni normali, stimolare un flusso di valuta estera nella Gran Bretagna, perché la merce che noi vediamo è divenuta più conveniente. Ma questi non sono tempi normali.
Per evitare una recessione post Brexit, è probabile che la Banca di Inghilterra debba tagliare i tassi a zero. Sin dal 2008, la Banca si è tenuta questa mossa di riserva in caso tutto il resto non funzionasse, come un vecchio centravanti fatto entrare agli ultimi cinque minuti dei supplementari. Ma l’impatto dei tassi a zero è di rendere gli investimenti in Gran Bretagna meno attrattivi. E se il grosso e ciccione ZERO non funziona, e se Mark Carney sarà costretto a stampare miliardi di sterline per stimolare la crescita, allora la sterlina diventerà ancora meno attraente.
Quello che teme un economista “puro” è la stagflazione. Qui, la caduta della sterlina fa aumanter i prezzi di qualunque cosa venga importato dal mercato globale – dal cappuccino di Starbuck ad un MacBook – mentre la crescita va al contrario. Quello di cui gli economisti politici sono preoccupati, in verità, è la mancanza di un piano. O di una leadership. O del fatto che l’opinione pubblica abbia acconsentito ad essere governata da una elite che non capisce più cosa sta facendo.
C’è una buona ragione per la quale George Osborne non ha chiesto al Tesoro di prevedere un piano di emergenza in caso di Brexit. Quello che lui, o il suo successore, dovrebbero fare va contro 30 anni di politica di centro destra.
Un piano di emergenza logico avrebbe dovuto dire: se l’elettorato vota per il Brexit, dobbiamo comunque rimanere nell’Area Economica Europea ed accettare tutto quello che ci chiedono gli Europei per chiudere un accordo veloce. Questo include il libero movimento perché (si George, ricordatelo) tutte le nostre proiezioni di crescita al 2020 dipendono dall’ingresso di 1.1 milioni di migranti, in aggiunta a quelli che ci sono già.
Poi, anche se lo shock dell’uscita ci ha colpito, dobbiamo riprogettare l’economia per produrre ricchezza in maniera differente. Dobbiamo diminuire le tasse per dare un impulso agli investimenti interni, ma non possiamo continuare a tagliare sui bilanci. Così dobbiamo iniziare a fare debiti come pazzi, stampare denaro e spendere ogni centesimo nella speranza di riuscire a creare una capacità di crescita a lungo termine. Poi dobbiamo affrancarci della migrazione, aggiornare la nostra forza lavoro, sostituire i lavori a basso salario con le macchine. Però, la Gran Bretagna non ha avuta una politica nazionale con al centro l’industria dai tempi in cui era al governo Michael Heseltine, e la sua politica nemmeno funzionò.
E’ chiaro che Osborne, Carney e compagnia bella capiscono cosa c’è bisogno nel breve termine. Ma nel lungo termine, non sembra che Theresa May abbia nella sua testa un quadro di un qualche modello economico alternativo attorno a cui la Gran Bretagna sia in grado di stabilizzarsi. E per quanto riguarda i Laburisti, la persona incaricata di elaborare una nuova politica industriale sembra essere Angela Eagle, ma lei, al momento, pare abbia altre cose a cui pensare.
Il Fondo Monetario Internazionale prevede che la capacità di crescita dell’UK si ridurrà del 4,5% entro il 2019 se la Gran Bretagna finirà fuori dall’area di commercio europea. Questa “capacità di crescita” è il numero con quale viene giudicata la sostenibilità del debito.
Il Debito Pubblico, oggi vicino all’84%, avrebbe dovuto ridursi nel vecchio piano di austerità di Osborne. Ma questo piano è stato buttato a mare – di nuovo molto caoticamente – con le promesse dei neo Tatcheriani di una sbornia di spesa pubblica da 100 miliardi di sterline. E’ probabile che il nostro debito salga versoi il 100% del PIL, sbriciolando ulteriormente il valore della sterlina.
La prospettiva di trasformare la Gran Bretagna in una zona disastrata post globale è reale. La decisione di Andrea Leadsom di rinunciare alla gara per la leadership è la prova di quanto questo rischio sia reale. I politici, di ogni schieramento hanno bisogno di aggrapparsi urgentemente a qualche idea nuova: Che la Brexit sia innanzitutto un mandato per elaborare una politica economica nell’interesse nazionale. All’interno di un regime globale, quello che va bene per i tuoi partner commerciali va bene anche per te, perché il sistema ti spinge alle spalle.
Una volta che hai fatto un buco ad un sistema multilaterale – e il Brexit questo ha fatto – la tua competitività deve essere definita in maniera differente. Ora la competitività riguarda: quali sono gli aumenti reali dei salari? Che cosa è in grado di far crescere la produttività? Che cosa può espandere il settore delle esportazioni? Tutte queste domande ne fanno sorgere un’altra: chi è in grado di fare tutto ciò?
Nelle economie che sono riuscite a giocare con successo nel sistema delle monete e dei commerci, la risposta di solito è lo stato. Il governo modella l’economia in maniera decisa per assicurare che, se la moneta si deprezza, c’è una capacità di export pronta a partire; e questo aggira pian piano le regole di commercio globali.
E’ chiamato “neo mercantilismo”, come viene praticato da Germania, Giappone, Sud Corea e Cina. Ma non è stata la vai scelta dall’Inghilterra sin dai tempi di Harold Wilson.
Invece, ci troviamo in una fase sgargiante di gioco d’azzardo. – il caso Leadsome mostra come mal consigliato tutto questo possa essere. Più guardo questo circo, più diventa ovvio che – nel loro subconscio – le elite politiche della Gran Bretagna non credono veramente che stiamo per lasciare la UE.
La totale assenza di volontà nell’affrontare la questione: “Quale sarà il nostro modello economico futuro?” presuppone l’assunzione che Mischon de Reya fermerà la Brexit con un cavillo legale. Non succederà.