GERMANIA: HELMUT SCHMIDT …BERLINO SIA SOLIDALE!

In questo tempo dove fiducia e speranza sembrano lasciare il posto al panico e alla paura è incredibile come l’attenzione sia essenzialmente riposta solo su fantasmagorici veicoli finanziari e fondi delle meraviglie, inutili summit e conferenze, su quale valuta o moneta rincorrere o a che prezzo comprare oro.
Lo so fanno notizia solo le inutili dichiarazioni ufficiali o i soliti rumors, la quotidiana gara a chi la spara più grossa sulle conseguenze della fine dell’euro, con contorno di analisi e fantasie quasi che il mondo fosse terra promessa di dotti, medici e sapienti.
Le ombre della storia stanno per tornare insistenti con il loro fardello, un fardello triste che non ammette discussioni perchè è li a ricordarci in ogni istante che chiunque dimentica il suo passato è destinato prima o poi a riviverlo.
Questo non è più il tempo di nascondere la Realtà, nascondersi dietro la Speranza, questo è il tempo della Consapevolezza.
La politica è assente, desaparecidos, la finanza ha preso il suo posto è non c’è alcuna speranza di fermarla senza la politica, nessuna e ci porterà all’inferno, come vedremo in una prossima intervista inedita.
Ogni paese ha le sue colpe nessuno escluso, ma ora si tratta di decidere se Martin Feldstein aveva ragione, ovvero se l’euro per come è stato concepito avrebbe portato a guerre e rivoluzioni in Europa.
Ieri sono rimasto colpito da questa lunga analisi di Helmut Schmidt, cancelliere della Repubblica federale tedesca dal 1974 al 1982, un uomo con 94 anni di storia sulle spalle, una analisi di cui vi riporto solo alcuni passi ma che consiglio di leggere interamente per andare oltre la dimensione esclusivamente finanziaria di questa crisi.
Quando si è ormai avanti con l’età, si tende a ragionare per ampi lassi di tempo, con uno sguardo alla storia passata, ma anche verso un futuro auspicato e desiderato. Tuttavia, qualche giorno fa non sono stato in grado di dare una risposta univoca a una domanda molto semplice: “Quando la Germania diventerà finalmente un Paese normale?” Ho risposto che in un futuro prossimo la Germania non diventerà un Paese “normale” a causa del nostro enorme e peculiare fardello storico e della posizione centrale e soverchiante che il nostro Paese occupa a livello demografico ed economico in un continente molto piccolo, ma articolato in una compagine variegata di Stati nazionali.
Ogni volta che i sovrani, gli Stati o i popoli al centro erano deboli, i vicini avanzavano dalla periferia verso iI centro svigorito. Quando però le dinastie o gli Stati dell’Europa centrale erano più potenti o quando credevano di esserlo, sono stati loro ad attaccare la periferia.
Mentre la conoscenza e il ricordo delle guerre medioevali sono praticamente sprofondati nella coscienza dell’opinione pubblica e di massa delle nazioni europee, la memoria del secondo conflitto mondiale e dell’occupazione tedesca svolge ancora oggi un ruolo Per noi tedeschi è decisivo il fatto che quasi tutti i nostri vicini e quasi tutti gli ebrei sparsi nel mondo ricordano l’Olocausto e le infamie commesse nei Paesi della periferia durante l’occupazione tedesca. Forse. Non ci è sufficientemente chiaro il fatto che quasi tutti i nostri vicini, probabilmente ancora per molte generazioni, coveranno una diffidenza latente nei nostri confronti.
Anche le generazioni che sono venute dopo devono fare il conto con questo fardello. La generazione di oggi non deve dimenticare che è stata la diffidenza verso un futuro sviluppo della Germania che nel 1950 ha aperto la strada all’integrazione europea. Helmut Schmidt – Il Sole 24 Ore – leggi su http://24o.it/UFTCN
I leader europei e americani (cito George Marshall, Eisenhower, Kennedy, Churchill, Jean Monnet, Adenauer, de Gaulle, De Gasperi ed Henri Spaak) non agirono in forza di un “euro-idealismo”, ma perché conoscevano la storia. Intravvedevano la necessità di evitare una prosecuzione della lotta tra periferia e centro tedesco. Chi non ha compreso questo motivo originario dell’integrazione europea ignora una premessa imprescindibile per la soluzione dell’attuale crisi. Quanto più nel corso degli anni la Repubblica federale tedesca andava incrementando il proprio peso economico, militare e politico, tanto più l’idea di un’integrazione europea si profilava ai leader europei come una garanzia contro una presumibile inclinazione e debolezza dei tedeschi nei confronti del potere. Helmut Schmidt – Il Sole 24 Ore – leggi su http://24o.it/Tlt5k
Nelle relazioni interne come in quelle esterne la moneta unica si è rivelata la più stabile del dollaro e di quanto fosse stato il marco nei suoi ultimi dieci anni di vita. Tutto il parlare di questi tempi su una presunta “crisi dell’euro” non è altro che uno sventato ciarlare. Helmut Schmidt – Il Sole 24 Ore – leggi su http://24o.it/Tlt5k
Se guardiamo dall’esterno, notiamo che da un decennio la Germania suscita un certo disagio. Sono poi emersi dubbi rilevanti sulla continuità della politica tedesca e sulla sua affidabilità. Tali dubbi nascono anche da errori commessi dai nostri politici e dall’altra parte dalla forza economica della Germania. Tuttavia non siamo sufficientemente consapevoli che la nostra economia è fortemente integrata nel mercato europeo ed è anche largamente dipendente dalla congiuntura mondiale. Andremo perciò incontro a un rallentamento della crescita delle esportazioni tedesche. Allo stesso tempo assistiamo a uno squilibrio nel nostro sviluppo a fronte di una persistente e massiccia eccedenza della bilancia commerciale e delle partite correnti. Helmut Schmidt – Il Sole 24 Ore – leggi su http://24o.it/Tlt5k
… in diverse capitali europee cresce l’ansia nei confronti dì un dominio tedesco. Questa volta non si tratta di un potere politico e militare, ma di una preponderanza economica. Se noi tedeschi ci lasciassimo tentare a pretendere una leadership europea avremo come risposta una decisa opposizione da un numero sempre crescente di Paesi limitrofi. La preoccupazione della periferia nei confronti di un centro troppo forte tornerebbe alla ribalta in tempi rapidi e le conseguenze ipotizzabili sarebbero deleterie per la Ue e implicherebbero un isolamento di Berlino. Helmut Schmidt – Il Sole 24 Ore – leggi su http://24o.it/Tlt5k
La ricostruzione sarebbe stata impensabile senza l’aiuto delle potenze vincitrici del blocco occidentale, senza il nostro inquadramento all’interno della Comunità europea e del Patto atlantico, senza l’apertura dell’Europa dell’Est e senza la fine della dittatura comunista. Noi tedeschi abbiamo buone ragioni per essere riconoscenti e abbiamo l’obbligo di ricambiare con dignità la solidarietà ricevuta. Sono convinto che rientri nell’interesse strategico a lungo termine dell Germania non isolarsi e non farsi isolare. L’isolamento all’interno dell’occidente sarebbe pericoloso, ma nell’Unione europea o nella zona euro ancor più rischioso. Ritengo che questo vada ben oltre qualsiasi altro interesse di partito. Helmut Schmidt – Il Sole 24 Ore – leggi su http://24o.it/Tlt5k
Su un punto importante concordo con Jürgen Habermas che di recente ha affermato: «Per la prima volta nella storia della Ue stiamo assistendo a uno smantellamento della democrazia». Ed è proprio cosi: il principio democratico non è stato accantonato solo dal Consiglio europeo e dai suoi presidenti, ma dalla Commissione e dai suoi presidenti mentre l’Europarlamento non ha saputo esercitare un ruolo decisivo. Ci troviamo di fronte a uno scenario in cui alcune migliaia di speculatori finanziari americani ed europei e qualche agenzia di rating hanno preso in ostaggio i governi in Europa. Non possiamo aspettarci che Obama contrasti queste dinamiche. Lo stesso vale per il governo britannico. Nel 2008 e 2009 i governi di tutto il mondo hanno salvato le banche con le garanzie e il denaro dei contribuenti. Ma già dal 2010 questa schiera di manager finanziari super intelligenti ha ripreso a giocare al vecchio gioco dei profitti e dei bonus. Un gioco d’azzardo che va a scapito di tutti quelli che non partecipano. Helmut Schmidt – Il Sole 24 Ore – leggi su http://24o.it/Tlt5k
È certo che la lobby bancaria globalizzata ostacolerà con ogni mezzo questo tipo di provvedimenti, come ha fatto finora contro analoghe misure drastiche, permettendo che la schiera di speculatori costringesse i governi europei a stanziare nuovi “fondi salva-Stati” e a escogitare ogni mezzo per ampliarli. E’ giunto il momento di opporsi a questo sistema. Se gli europei avranno la forza e il coraggio di portare a compimento una drastica regolamentazione del mercato finanziario, potremmo pensare di diventare a medio termine una zona di stabilità. Se falliremo il peso dell’Europa continuerà a diminuire, mentre il mondo si avvierà verso il duumvirato Washington-Pechino Helmut Schmidt – Il Sole 24 Ore – leggi su http://24o.it/Tlt5k
Nei contempo non dobbiamo però propagare una politica di deflazione estrema per tutta l’Europa. Jacques Delors ha ragione quando pretende che insieme al risanamento dei bilanci debbano essere introdotti e finanziati anche progetti di crescita economica. Senza crescita, senza nuovi posti di lavoro, nessuno Stato potrà risanare le proprie casse. Chi crede che l’Europa possa essere risanata solo grazie ai tagli alla spesa dovrebbe studiare le nefaste ripercussioni della politica deflazionistica perseguita da Heinrich Brüning nel 1930-1932 che provocò la depressione e un’insostenibile disoccupazione, avviando di fatto il declino della prima democrazia tedesca. Helmut Schmidt – Il Sole 24 Ore – leggi su http://24o.it/Tlt5k
E’ incredibile che debba essere un tedesco a ricordare alla Germania, alla Merkel la terribile fine della Repubblica di Weimar, ricordare che quella tragedia oggi è stata imposta al popolo greco, consapevole o inconsapevole, colpevole o innocente che sia.
Riicorda Schmidt il principio di sussidiarietà; ovvero quel principio secondo il quale l’Unione Europea deve farsi carico di ciò che uno Stato non è in grado di regolare e superare da solo.
Diversamente non ci resta che chiudere questa immensa farsa che come ripeto da anni è stata costruita sulle merci e sui capitali, piuttosto che ricordando la storia, un gabbia monetaria demenziale.
Se le cose non cambiano …
Sarà guerra contro la Germania.
Temo non solo finanziaria.
Questa sera sono stato a cena con una persona tedesca orgogliosa che DB è la miglior banca al mondo. Forse non sa nulla di Taunus il braccio finanziario americano con 200 miliardi di derivati e mutui subprime. Se le cose si mettono per davvero male mi sa che saremo noi a dover essere solidali.
kry@finanza,
non si può fare delle statistiche su uno che se si è incontrato a cena, se è per quello in vacanza, in un porticciolo fuori dal mondo che non è nemmeno segnato sulle carte , che si chiama miramar, sulla costa caraibica panamense, ho conosciuto un tedesco che stava cercando una passaggio in barca per andare in colombia, e non l’ha poi preso perchè costava troppo, abbiamo poi preso lo stesso bus per portobelo. di mestiere faceva l’autotrasportatore, mi pare. gli avevo chiesto cosa si dice in germania della crisi, diceva che qualcosa deve cambiare,perchè così non va, che alcuni pensano sia fesso, ma lui se ne frega perchè ha un pezzettino di terra, se butta male, comunque può avere da mangiare coltivandolo. e allora mi pare che non tutti pensano che l’andazzo -merkel porti a buon fine, ma una rondine non fa primavera, come si suol dire.
perplessa@finanza,
La persona di cui parlo vive in italia da anni ed è persona colta e preparata. La mia non voleva essere una statistica era confermare quello che credono i tedeschi. Ogni tanto sul mappamondo qui a fianco esce scritto panama, è qualcuno che conosci?