TRUMP 17° PRESIDENTE DELLA STORIA DELLA FEDERAL RESERVE.

3 Dicembre 2025 07:32

Tralasciando i soliti argomenti sull’intelligenza artificiale e la fine delle criptovalute che per il momento è una pia illusione, ieri sui mercati non si parlava altro che di lui, Donald Trump, il nuovo presidente della Federal Reserve, il 17° della storia della banca centrale americana.

Si perché è lui che deciderà chi diventerà il prossimo presidente ed è sempre lui che imporrà la nuova politica monetaria.

Secondo alcune notizie che girano, Trump avrebbe annullato tutti gli incontri con i candidati alla presidenza della Fed e avrebbe già deciso per il nome di di Kevin Hassett.

Hassett potrebbe essere anche un semplice canarino nella miniera.

Hassett, 63 anni, che ha presieduto il Consiglio dei consiglieri economici della Casa Bianca durante il primo mandato di Trump è perfetto, ma di questo parleremo nell’ultimo manoscritto dell’anno dopo la riunione Fed della prossima settimana.

Trump ha parlato anche del pericolo della deflazione.

“Da gennaio abbiamo fermato l’inflazione. Ora è a un livello molto buono e scenderà ancora un po’, giusto quanto basta per evitare la deflazione, che può essere peggiore. Abbiamo ereditato l’inflazione peggiore, e ora è quasi perfetta.”

Lui non ha fermato nulla, la Cina ha esportato per mesi deflazione, la guerra commerciale ha fatto il resto.

Per chi si beve ancora le storielle di economisti e giornalisti, soprattutto banchieri centrali che ogni giorno vi raccontano che le guerre commerciali portano inflazione, suggerisco, un’analisi empirica, una rilettura della storia.

Uno studio della Federal Reserve di San Francisco esamina 150 anni di tariffe statunitensi e scopre che queste portano a un’inflazione più bassa e a una domanda aggregata più debole (che aumenta la disoccupazione)

Abbiamo avuto ragione sulla disoccupazione e sull’inflazione, i mercati non ci danno ragione?

Nessun problema, non abbiamo alcuna fretta.

E i tassi salgono, perché nel breve tutto è un gioco, si sale e si scende, sino al momento del crollo finale.

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Ormai le probabilità di un altro taglio sono vicine al 100%.

I mercati non reagiscono nella stessa direzione? Ultima chiamata per la deflazione, ultima opportunità di portare a casa tassi interessanti per i prossimi tre anni, ovvero sino a quando il nuovo presidente della Fed, Trump, spingerà i tassi vicini al 1 %.

Trump ha ricordato a tutti la deflazione può essere peggiore dell’inflazione.

 “E i tassi sui mutui, nonostante abbiamo un presidente della Fed incompetente, un vero idiota che dovrebbe ridurre i tassi, ho visto persino Jamie Dimon dire che dovrebbe farlo. Non ho mai sentito Jamie Dimon dire una cosa del genere. Mi chiedo perché l’abbia detto, ma l’ha detto davvero perché ha ragione. Ma abbiamo un tizio che è solo un toro testardo a cui probabilmente non piace il tuo presidente, il tuo presidente preferito, ma arriverà down. Probabilmente all’inizio del prossimo anno annunceremo qualcuno per il nuovo presidente della Fed. Ho parlato con Scott per accettare l’incarico, ma non lo vuole.”

Non solo, ha promesso di restituire i proventi delle tariffe agli americani.

Nel frattempo l’economia americana continua la sua contrazione, nonostante la fed di Atlanta segnali crescite al 4 %, pura invenzione statistica e manipolazione di dati.

I dati sono fatti per essere interpretati non presi alla lettera come quello del S&P Global US Manufacturing PMI.

Se uno legge il commento del capo economista, ha una visione diversa del dato in se stesso.

 

Sebbene l’indice PMI principale abbia segnalato un’ulteriore espansione dell’attività manifatturiera a novembre, la salute del settore manifatturiero statunitense diventa più preoccupante man mano che si analizza la situazione. L’impulso principale è arrivato da un forte aumento della produzione industriale , ma la crescita dei nuovi ordini ha subito un brusco rallentamento, suggerendo un netto indebolimento della crescita della domanda.In breve , i produttori stanno producendo più beni, ma spesso non trovano acquirenti per questi prodotti.

Bastano queste poche parole per rovesciare un dato.

Può produrre quello che vuoi ma se non vendi, non vai da nessuna parte.

Per due mesi consecutivi, i magazzini si sono riempiti di scorte invendute a un livello mai visto prima da quando erano disponibili dati comparabili nel 2007. Questo accumulo non pianificato di scorte è solitamente un precursore di una riduzione della produzione nei mesi successivi .Nel frattempo, i margini di profitto sono sotto pressione a causa di una combinazione di vendite deludenti, forte concorrenza e aumento dei costi di produzione, questi ultimi ampiamente collegati alle tariffe .

Ecco di cosa parliamo da oltre un anno, puoi cercare di aumentare i prezzi quanto vuoi, ma se non vendi, dovrai tagliare in fretta.

Nuovo record di vendite nel black friday?

Ma non raccontiamo frottole, si è venduto di meno, ma i prezzi sono saliti e quindi si forma l’illusione.

Ma torniamo all’Europa perché la notizia del giorno è questa.

Altri 140 miliardi per una guerra persa, una guerra maledetta, una guerra che è solo un pretesto per foraggiare le lobbies delle armi, l’industria bellica europea.

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Trilioni di dollari per gli armamenti, come i trilioni regalati alle banche fallite in questi quasi venti anni di crisi, trilioni per tutti, tranne che per le Famiglie, i giovani, la sanità, l’istruzione, la ricerca e così via.

Trilioni di dollari, che spuntano dal nulla, mentre gli ingenui, si informano sui canali mainstream, la Russia attaccherà l’Europa, il prossimo anno, no forse prima di Natale.

 

Noi ci prepariamo ad uscire con l’ultimo aggiornamento del nostro Machiavelli, dopo la decisione sui tassi prevista per il 10 dicembre.

OUTLOOK 2026, avrà il suo focus sulla deflazione che verrà, studieremo il Giappone e osserveremo le nuove opportunità in arrivo dal Sol Levante.

Ricordo che OUTLOOK 2026 sarà a disposizione solo per coloro che hanno sostenuto generosamente il nostro viaggio.

 

Noi siamo tornati, nonostante tutto, ora tocca a Voi sostenerci.

 

E’ uscito, “MACHIAVELLI E LO SCARAFAGGIO D’ORO “, l’ultimo manoscritto di Machiavelli

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