RITORNO ALLE ORIGINI: MONDI ALTERNATIVI.
Da oggi, quando possibile nei fine settimana, proviamo a fare un passo indietro nel tempo risalendo sino al lontano 2007. anno di nascita del nostro blog Icebergfinanza, che il prossimo anno compirà 20 anni, un traguardo incredibile.
E lo facciamo ripercorrendo la dimensione etica che per tanti anni e tuttora accompagna il nostro viaggio, senza dimenticare che questa è essenzialmente una crisi antropologica.
Un percorso in ricordo di mia moglie Elda, un’anima meravigliosa con la quale ho condiviso tante riflessioni e speranze per un mondo migliore.
Per tanto tempo abbiamo portato avanti questo argomento, tra l’indifferenza e la superficialità di molti.
Aver avuto il privilegio di poter condividere le nostre visioni, le visioni di un’alternativa a questo sistema basato esclusivamente sull’utilitarismo estremo, turbo capitalismo e massimizzazione assoluta del profitto, soprattutto in tante scuole italiane è una delle esperienze che mi accompagnerà per tutta la vita.
“Icebergfinanza” perché solo la conoscenza e la consapevolezza dei pericoli ( truffe e manipolazioni ) costituiti dagli iceberg finanziari e macroeconomici permette di percorrere «rotte» autonome e responsabili nelle scelte: non soltanto di un investimento, ma di uno stile di vita. Questo se si impara a conoscere la possibilità di prospettare e in parte di cominciare a praticare un sistema economico alternativo a quello dominante.
Come ho scritto nel mio libro…
I racconti del capitano erano incomprensibili per molti,
le sue visioni al limite della realtà. Sembrava quasi che
il suo realismo fosse la visione catastrofica di un mondo
che, in fondo, in questi anni aveva prodotto le isole felici
di un presunto benessere materiale collettivo.Non importava a nessuno se la crescita era stata raggiunta sulle
fragili zattere dell’indebitamento insostenibile, sull’onda
dello sfruttamento del lavoro dei Paesi emergenti, poveri
e impoveriti, dentro la schiuma di una serie di onde e
bolle pronte a deflagrare.Al di là dell’amara soddisfazione di essere stato uno
dei pochissimi in Italia a prevedere e comprendere la madre
di tutte le crisi, devo ammettere che la dinamica reale
della tempesta perfetta si è spinta al di là di qualsiasi
immaginazione.Vedevo comunque, agli albori di questa crisi, un’occasione
unica per una nuova consapevolezza della necessità
di correggere un sistema – quello ispirato dal neoliberismo
– che metteva il profitto sopra ogni altra cosa, dimenticando
l’uomo e la sua centralità. Infatti, al di là delle dinamiche
economiche, questa – per me – è essenzialmente una
crisi antropologica.
No, non è semplice, non possiamo cambiare il mondo, ma possiamo cercare di cambiarlo intorno a noi, vicino a noi, con l’esempio, la testimonianza.
«“Avrei desiderato che tutto ciò non fosse mai accaduto
ai miei giorni” esclamò Frodo. “Anch’io” annuì Gandalf
“come d’altronde tutti coloro che vivono questi avveni186
menti. Ma non tocca a noi scegliere. Tutto ciò che possiamo
decidere è come disporre del tempo che ci è stato
dato”.[…] “Affinché il male prevalga, è sufficiente che gli
onesti non facciano nulla. […].Ma non tocca a noi dominare
tutte le maree del mondo, il nostro compito è di fare
il possibile per la salvezza degli anni nei quali viviamo,
sradicando il male dai campi che conosciamo, al fine di
lasciare a coloro che verranno dopo una terra sana e pulita
da coltivare”» (John Ronald Reuel Tolkien).Sì, il nostro compito è quello di testimoniare che è possibile
un cambiamento, figlio della speranza, educando ed
educandoci alla responsabilità, al rispetto, alla reciprocità,
consapevoli dei rischi nascosti e aperti all’esplorazione
di orizzonti alternativi, guardando con serenità e libertà
creativa al futuro. Lo dobbiamo ai nostri figli, ai nostri
nipoti, alle generazioni future.
Adam Smith nel suo capolavoro dal nome “La Ricchezza delle nazioni” scolpisce una frase che diventerà la memoria fossile della scienza economica moderna.
“Non è dalla benevolenza del macellaio, del birraio o del fornaio che ci aspettiamo il nostro desinare, ma dalla considerazione che questi hanno per il proprio interesse personale. Non ci rivolgiamo alla loro umanità, ma al loro egoismo, e ad essi parliamo dei loro vantaggi e non delle nostre necessità “.
Secondo quanto scrive Armatya Sen, nel suo libro “Etica ed economia “ è cosa alquanto ironica che questo “particolare godimento” sia stato attribuito allo stesso Smith dai suoi troppo entusiastici ammiratori, che hanno fatto di lui il “guru” dell’interesse personale, in contrasto con ciò che egli ha veramente detto.
Aristotele nella sua “Etica Nicomachea” che abbiamo spesso richiamato in questo blog rispetto al fine di raggiungere il “bene umano” evidenziava come “ certo esso è desiderabile anche quando riguarda una sola persona, ma è più bello e più divino se riguarda un popolo e le città”.
Ovviamente queste splendide parole assumono un sapore amaro di fronte all’applicazione della finanza attuale, capace spesso e volentieri di distruggere intere nazioni con il debito, imprese e famiglie.
Ma la morale della favola stà sempre in un principio unico, che si ripete nei tempi indissolubile.
L’egoismo del singolo, non porterà mai al benessere della società, l’economia e la finanza senza etica, o valori sono scienze realmente tristi, non tanto per i loro contenuti, per la loro utilità, quanto per quelli che sono i risultati finali, conseguenza di un uso edonistico.
La teoria economica dominante identifica la razionalità del comportamento umano con la massimizzazione dell’interesse personale.
Se qualcuno di voi si ricorda ne abbiamo già parlato a proposito della CSR, Responsabilità Sociale dell’Impresa, ovvero la nascita di una responsabilità aziendale che all’interno delle strategie imprenditoriali tiene in considerazione la gestione di problematiche etiche e sociali, tutto il contrario quindi del pensiero dominante di Milton Friedman, secondo il quale i manager devono operare nell’interesse esclusivo degli azionisti e non risolvere problemi sociali con i soldi degli altri.
La prossima volta parleremo dell’industria delle armi, la guerra, il business per eccellenza, insieme all’industria farmaceutica e quella finanziaria.
Amartya Sen, invece richiama il distacco che è avvenuto tra l’economia e l’etica, secondo il quale è sorprendente il carattere consapevolmente “non etico” dell’economia moderna e l’evoluzione di questa disciplina in gran parte quale derivato dell’etica.
Ricordate le parole profetiche del grande Federico Caffè?
Ecco le sue parole, ancora sorprendentemente attuali.
«Da tempo sono convinto che la sovrastruttura finanziario-borsistica, con le caratteristiche che presenta nei paesi capitalisticamente avanzati, favorisca non già il vigore competitivo, ma un gioco spregiudicato di tipo predatorio che opera sistematicamente a danno di categorie innumerevoli e sprovvedute di rispamiatori, in un quadro istituzionale che, di fatto, consente e legittima la ricorrente decurtazione o il pratico spossessamento dei loro peculi. Esiste una evidente incoerenza tra i condizionamenti di ogni genere – legislativi, sindacali, sociali – che vincolano l’attività produttiva «reale» nei vari settori agricolo, industriale, di intermediazione commerciale, e la concreta «licenza di espropriare l’altrui risparmio» che esiste nei mercati finanziari».
Il brano è tratto da «Un’economia in ritardo», del lontano 1976.
E’ incredibilmente attuale 50 anni dopo.
La finanza che prevale su tutto, che non è più lo specchio dell’economia reale, i derivati che autoalimentano la speculazione, i piccoli investitori infinocchiati dai mutui supbrime. dai bond Parmalat o da quelli argentini, le truffe sistemiche delle banche venete, di molte banche italiane e le manipolazioni, frodi di quelle internazionali.
La Borsa che non finanzia più l’impresa ma si avvita nei suoi giochini, di un mondo (quello della finanza) senza regole, a differenza del mondo «reale», della gente normale, dove le leggi esistono, eccome, e vanno rispettate.
Come abbiamo visto spesso in passato, Adam Smith, è stato principalmente un professore di Filosofia Morale all’Università di Glasgow, che ha scritto la “Teoria dei sentimenti morali” il suo primo saggio, un’opera che attira l’attenzione del filosofo Hume e quella di molti studenti dell’epoca che raggiungono Glasgow attirati dall’idea di assistere alle sue lezioni e diventa uno degli argomenti di conversazione preferiti dell’epoca.
Seguendo l’approccio basato sui sentimenti, Adam Smith descrive nella Teoria dei sentimenti morali appunto, un sistema morale fondato sul principio di simpatia che comporta l’immedesimazione nelle passioni e nei sentimenti altrui e che differisce dalla benevolenza e dall’ altruismo pur non sostituendosi all’egoismo.
Altro che utilitarismo o turbo finanza.
Per simpatia, sentimento innato nell’uomo, va intesa la capacità di identificarsi nell’altro, la capacità di mettersi al posto dell’altro e a comprenderne i sentimenti in modo da potere ottenere l’apprezzamento e l’approvazione altrui.
Nei prossimi mesi parleremo anche di queste alternative reali, diversi modi di fare economia.
Da questo sentimento gli individui deducono regole morali di comportamento.
La coscienza morale non è allora un principio razionale interiore, ma, scaturendo dal rapporto simpatetico che l’uomo ha con gli altri uomini, presenta un carattere prevalentemente sociale e intersoggettivo.
In sostanza ciò, evidenzia come lo stesso Adam Smith ritenesse l’interesse personale come frutto di quella “prudenza” che presuppone un interessamento all’altro, che si immedesima nelle sue passioni o nei suoi sentimenti.
Non ho idea di come viene dipinto il pensiero di Adam Smith nelle nostre università, se prevale l’insegnamento della ” Ricchezza delle nazioni” o esiste anche un continuo riferimento alla sua ” Teoria dei sentimenti morali”, ma credo che oggi la libertà del mercato, l’interesse del singolo non possono prescindere in alcun modo dall’interesse collettivo.
Credo che della ” Teoria dei sentimenti morali” nelle nostre università in pochi hanno sentito parlare. Bisognerebbe iniziare dalle scuole, per insegnare ai nostri ragazzi che la finanza e l’economia attuali non sono al servizio dell’uomo.
Kahlil Gibran, grande poeta trasferitosi in America in seguito alla diaspora libanese, scrisse in riferimento alla Libertà:
“E a cosa vorreste rinunciare se non a parte di voi stessi, per diventare veramente liberi.”
Inoltre scrisse a proposito del Commercio:
” A Voi la terra dà i suoi frutti, e non vi mancheranno se solo saprete riempirvene le mani. E’ scambiando i doni della terra che troverete l’abbondanza e sarete soddisfatti.
Ma se lo scambio non sarà nell’amore e nel segno di una giustizia benevola, porterà solo alla fame e all’ingordigia.”
Poche e semplici parole, che faranno ridere alcuni, che altri considereranno di un’altra epoca, ma mai così attuali, mai così profetiche.
Secondo Sen, se si esamina l’equilibrio delle varie accentuazioni nelle pubblicazioni dell’economia moderna è difficile non accorgersi di quanto venga elusa l’analisi normativa a livello profondo, e di quanto sia trascurata l’influenza delle considerazioni di natura etica nella caratterizzazione del comportamento umano effettivo.
Quasi che ogni comportamento economico e finanziario non venga “inquinato” da atteggiamenti quali la buona volontà o i sentimenti morali, che non aiuterebbero affatto alla massimizzazione del profitto.
La storia recente di questi ultimi anni è piena di esempi di come i comportamenti deviati, nascono dall’interesse personale innanzitutto a scapito della comunità.
La “socializzazione del rischio” e talvolta lo stesso trasferimento del rischio, presuppongono comportamenti “etici” professionali che non possono esulare dall’informazione dettagliata di consistenza e caratteristiche del rischio stesso.
Torno a ripetere che non si può fare di un’erba tutto un fascio, ma almeno di quella cattiva è doveroso occuparsi, al di là di considerazioni semplicistiche del tipo “ così è e così sarà sempre!”
Nulla è più semplice di un’intenzione, ma talvolta le intenzioni presuppongono un impegno non indifferente per diventare atti concreti, le utopie stesse richiedono una convinzione e una consapevolezza non indifferenti ma hanno come obiettivo finale la necessità di recuperare comportamenti etici e morali all’interno dell’economia stessa e della finanza.
