SENZA FEDE E FIDUCIA, IL FUTURO NON E’ POSSIBILE.

In questi giorni di speranza e dolore ho riscoperto il messaggio di vita della mia cara Elda.
Una vita intera a testimoniare con la Sua dolcezza, che solo l’amore può cambiare le nostre vite.
Mi ha insegnato che con la rabbia, non si va da nessuna parte.
Sant’Agostino, amava ricordare che la speranza ha due figlie, lo sdegno e l’indignazione, verso la realtà delle cose, verso l’ingiustizia, e il coraggio di agire per provare a cambiarla.
Nel messaggio conclusivo del mio libro ho condiviso…
Il sole era ormai tramontato e la notte si illuminava; migliaia
di luci, migliaia di stelle, come tanti granelli di sabbia
fuoriusciti dalla clessidra della storia, la storia che tanto
ama il capitano. Si alzò lentamente, accarezzando per l’ultima
volta la terra, e abbandonando per un istante l’orizzonte,
i suoi occhi tornarono a posarsi sul libro che aveva
aperto davanti a sé: una leggenda, una lontana leggenda…«“Avrei desiderato che tutto ciò non fosse mai accaduto
ai miei giorni” esclamò Frodo. “Anch’io” annuì Gandalf
“come d’altronde tutti coloro che vivono questi avvenimenti.Ma non tocca a noi scegliere. Tutto ciò che possiamo
decidere è come disporre del tempo che ci è stato
dato”. […] “Affinché il male prevalga, è sufficiente che gli
onesti non facciano nulla. […].Ma non tocca a noi dominare
tutte le maree del mondo, il nostro compito è di fare
il possibile per la salvezza degli anni nei quali viviamo,
sradicando il male dai campi che conosciamo, al fine di
lasciare a coloro che verranno dopo una terra sana e pulita
da coltivare”» (John Ronald Reuel Tolkien).Sì, il nostro compito è quello di testimoniare che è possibile
un cambiamento, figlio della speranza, educando ed
educandoci alla responsabilità, al rispetto, alla reciprocità,
consapevoli dei rischi nascosti e aperti all’esplorazione
di orizzonti alternativi, guardando con serenità e libertà
creativa al futuro.Lo dobbiamo ai nostri figli, ai nostri
nipoti, alle generazioni future.
Come ho scritto nel capitolo conclusivo del mio libro un altro «medioevo» è quello del primo decennio del Duemila, spesso attraversato dal vento delle leggende metropolitane, raccontate a uso e consumo degli interessi personali a scapito di quello collettivo, foraggiate dalle asimmetrie informative che non permettono ai soggetti economici di disporre delle stesse informazioni, di avere pari accesso alle conoscenze strategiche, asimmetrie che non ci permettono di essere consapevoli protagonisti della nostra vita.
Leggende metropolitane che sono veicolate dalla conoscenza approssimativa, dalla suggestione, dall’incantesimo e dal passaparola immersi come siamo nel medioevo dell’informazione.
E così tendiamo a diventare soggetti passivi, adagiati nell’oblio del nostro tempo, diffondendo consapevolmente o involontariamente la verità artificiale e la raccontiamo a nostra immagine e somiglianza.
Le sirene dell’inevitabilità anestetizzano le coscienze: come nel film Matrix dove un sistema di controllo cerebrale sequestra gli individui e crea l’illusione di vivere in un mondo nel quale non ci si accorge minimamente della propria condizione di schiavitù.
L’ultima possibilità rimasta è quella di scegliere la pillola rossa o quella blu, tra il ritorno alla realtà o il proseguimento nella fantasia: un paese meraviglioso, dove immaginare mille conigli virtuali da estrarre dal cilindro della propria vita.
La scelta tra verità e finzione non è facile, implica consapevolezza e un estenuante cammino di crescita umana e culturale; la glaciale pillola blu dell’indifferenza, la pillola dell’ignoranza è facilmente commerciabile nelle masse, col suo messaggio demenziale, frutto dell’ipnosi mediatica.
La Responsabilità non è equa!
Per capire che cosa significa la parola “futuro”, bisogna prima capire che cosa significa un´altra parola, che non siamo più abituati a usare se non nella sfera religiosa: la parola “fede”.
Senza fede o fiducia, non è possibile futuro, c´è futuro solo se possiamo sperare o credere in qualcosa. Già, ma che cos´è la fede? David Flüsser, un grande studioso di scienza delle religioni – esiste anche una disciplina con questo strano nome – stava appunto lavorando sulla parola pistis, che è il termine greco che Gesù e gli apostoli usavano per “fede”.
Quel giorno si trovava per caso in una piazza di Atene e a un certo punto, alzando gli occhi, vide scritto a caratteri cubitali davanti a sé Trapeza tes pisteos. Stupefatto per la coincidenza, guardò meglio e dopo pochi secondi si rese conto ditrovarsi semplicemente davanti a una banca: trapeza tes pisteos significa in greco “banco di credito”.
Ecco qual era il senso della parola pistis, che stava cercando da mesi di capire: pistis, ” fede” è semplicemente il credito di cui godiamo presso Dio e di cui la parola di Dio gode presso di noi, dal momento che le crediamo. Per questi Paolo può dire in una famosa definizione che “la fede è sostanza di cose sperate”: essa è ciò che dà realtà a ciò che non esiste ancora, ma in cui crediamo e abbiamo fiducia, in cui abbiamo messo in gioco il nostro credito e la nostra parola.
Qualcosa come un futuro esiste nella misura in cui la nostra fede riesce a dare sostanza, cioè realtà alle nostre speranze. Ma la nostra, si sa, è un´epoca di scarsa fede o, come diceva Nicola Chiaromonte, di malafede, cioè di fede mantenuta a forza e senza convinzione. Quindi un´epoca senza futuro e senza speranze – o di futuri vuoti e di false speranze.
Ma, in quest´epoca troppo vecchia per credere veramente in qualcosa e troppo furba per essere veramente disperata, che ne è del nostro credito, che ne è del nostro futuro?
Perché, a ben guardare, c´è ancora una sfera che gira tutta intorno al perno del credito, una sfera in cui è andata a finire tutta la nostra pistis, tutta la nostra fede.
Questa sfera è il denaro e la banca – la trapeza tes pisteos – è il suo tempio. Il denaro non è che un credito e su molte banconote (sulla sterlina, sul dollaro, anche se non – chissà perché, forse questo avrebbe dovuto insospettirci – sull´euro), c´è ancora scritto che la banca centrale promette di garantire in qualche modo quel credito. La cosiddetta “crisi” che stiamo attraversando – ma ciò che si chiama “crisi”, questo è ormai chiaro, non è che il modo normale in cui funziona il capitalismo del nostro tempo – è cominciata con una serie sconsiderata di operazioni sul credito, su crediti che venivano scontati e rivenduti decine di volte prima di poter essere realizzati.
Ciò significa, in altre parole, che il capitalismo finanziario – e le banche che ne sono l´organo principale – funziona giocando sul credito – cioè sulla fede – degli uomini. Ma ciò significa, anche, che l´ipotesi di Walter Benjamin, secondo la quale il capitalismo è, in verità, una religione e la più feroce e implacabile che sia mai esistita, perché non conosce redenzione né tregua, va presa alla lettera.
La Banca – coi suoi grigi funzionari ed esperti – ha preso il posto della Chiesa e dei suoi preti e, governando il credito, manipola e gestisce la fede – la scarsa, incerta fiducia – che il nostro tempo ha ancora in se stesso.
E lo fa nel modo più irresponsabile e privo di scrupoli, cercando di lucrare denaro dalla fiducia e dalle speranze degli esseri umani, stabilendo il credito di cui ciascuno può godere e il prezzo che deve pagare per esso (persino il credito degli Stati, che hanno docilmente abdicato alla loro sovranità). In questo modo, governando il credito, governa non solo il mondo, ma anche il futuro degli uomini, un futuro che la crisi fa sempre più corto e a scadenza.
E se oggi la politica non sembra più possibile, ciò è perché il potere finanziario ha di fatto sequestrato tutta la fede e tutto il futuro, tutto il tempo e tutte le attese. Finché dura questa situazione, finché la nostra società che si crede laica resterà asservita alla più oscura e irrazionale delle religioni, sarà bene che ciascuno si riprenda il suo credito e il suo futuro dalle mani di questi tetri, screditati pseudosacerdoti, banchieri, professori e funzionari delle varie agenzie di rating.
E forse la prima cosa da fare è di smettere di guardare soltanto al futuro, come essi esortano a fare, per rivolgere invece lo sguardo al passato. Soltanto comprendendo che cosa è avvenuto e soprattutto cercando di capire come è potuto avvenire sarà possibile, forse, ritrovare la propria libertà.
“Se la feroce religione del denaro divora il futuro” di GIORGIO AGAMBEN da La Repubblica del 16 febbraio 2012
L’unica volta che l’ira di Gesù si scatenò, fu per scacciare i mercanti dal tempio!
E’ giunta l’ora di scacciare i mercanti di morte dalle nostre comunità, dalla nostra vita per guardare al bene comune.
Forse il nostro vecchio mondo non ha mai vissuto un momento tragico come questo, dove guerra e violenza, sono l’essenza delle decisioni dei potenti, lo sterco della finanza e della, denaro, affari e potere.
Esistono mondi alternativi, esiste un finanza alternativa, esiste un’altra via per aiutare e aiutarci a riscoprire che …
… il nostro compito è di fare
il possibile per la salvezza degli anni nei quali viviamo,
sradicando il male dai campi che conosciamo, al fine di
lasciare a coloro che verranno dopo una terra sana e pulita
da coltivare”
E’ ora di tornare alle origini, mi ci vorrà del tempo, non so quando, ma Elda lo avrebbe tanto desiderato.
A presto compagni di viaggio, un abbraccio Andrea