USA: TORNANO A SALIRE I TASSI IPOTECARI

18 Marzo 2026 12:20

Nulla di interessante da segnalare in questi ultimi due giorni, stasera il solito teatrino di Powell, ormai l’ultimo di una lunga serie di decisioni politiche che nulla hanno a che vedere con la politica monetaria.

Inutile dire che sarà una riunione noiosa come sempre, dominata dalla paura  dell inflazione, la stessa inflazione sulla quale Powell e soci scommettevano, come conseguenza della guerra commerciale.

Inutile dire che è si è trattato dell’ennesima previsione clamorosamente sbagliata della Fed, nonostante i dazi e 150 anni di storia, nessuno tranne noi ha previsto che non sarebbe stato un problema.

Da tempo i mercati sono dominati dall’ignoranza, le scommesse su pochi o nessun taglio di tassi da qui alla fine dell’anno sono l’ennesima occasione per chi crede alle leggende metropolitane, di prendere l’ultimo treno.

Nonostante il sensibile rialzo dei prezzi della benzina nelle ultime settimane, l’inflazione resta stabilmente sotto il 2 %.

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Nel frattempo dollaro ha messo a segno il rimbalzo di cui abbiamo parlato lunedì, pronto a riprendere la strada che lo porterà verso un obiettivo di cui solo noi di Icebergfinanza parliamo.

Dopo mesi e anni a parlare della fine del dollaro e del Tesoro americano è bastato qualche missile in libertà in Medio Oriente per far fuggire la maggior parte dei capitali negli unici due porti sicuri al mondo, dollaro e treasuries.

Nel frattempo i tassi dei mutui ipotecari tornano a salire e la fiducia nel mercato immobiliare resta depressa ai minimi storici.

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L’indice NAHB Home Builder Sentiment Index si è attestato a 38 punti, ben lontano dalla soglia della ripresa a 50 punti.

La recente ondata inflazionistica, innescata dall’aumento dei prezzi del petrolio, ha spinto al rialzo i rendimenti a lungo termine, riportando di conseguenza il tasso sui mutui trentennali sopra il 6%.

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Come dice Nick, le proposte di compravendita sono crollate ai minimi storici. Si tratta di un dato inferiore del 28% rispetto ai livelli normali di febbraio, in calo rispetto all’anno scorso.

E inferiore del 13% rispetto al febbraio 2009, il punto più basso dell’ultima crisi finanziaria. Siamo impantanati nella più grande crisi della domanda di alloggi nella storia degli Stati Uniti, e la situazione continua a peggiorare. La soluzione? Prezzi più bassi.

Prezzi più bassi significa garanzie più basse, svalutazioni dei portafogli delle banche e deflazione da debiti in espansione.

Bene così, il castello di carta sta per crollare.

Qualcuno ride perché parliamo di deflazione, anche dopo questo spike del petrolio.

La storia insegna diversamente, sono proprio questi spike ad accentuare la successiva ondata deflattiva. Ma ne parleremo nei prossimi giorni, insieme al nostro Machiavelli e LA LEGGENDA DELL’ OLIO DI SASSO!

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