L’INDIPENDENZA DELLA FED UNA BARZELLETTA!
Ogni giorno una barzelletta, non ci di annoia sul mercato americano.
Ieri circolava questa…
Poverini i mercati sono preoccupati per l’indipendenza della Fed.
C’è un ultimo tentativo da parte di Wall Street e degli addetti ai lavori americani per mettere in guardia Trump
sulla scelta di Kevin Hassett come presidente della Fed. La loro argomentazione è più o meno questa: data la natura politica del suo incarico (capo del NEC) e il suo passato, Hassett non gode di credibilità all’interno della Fed, né presso lo staff né sui mercati, che cercano un certo grado di indipendenza. Sostengono che la sua nomina prepara il terreno per tassi di interesse a lungo termine più elevati perché 1) la Fed sarà un caos disorganizzato con un leader privo di credibilità al suo interno 2) se Hassett riuscisse a tagliare i tassi a breve termine (come vuole Trump) con un voto diviso a causa delle forti pressioni inflazionistiche, la decisione verrebbe percepita come politica e inflazionistica. Tra l’altro, i tassi sui mutui e sui consumi sono fissati al di sotto del decennale e, se questo dovesse impennarsi a causa dei timori di inflazione, potrebbe causare un rallentamento economico con l’avvicinarsi delle elezioni di medio termine.
Se è a capo del NEC non lo vogliono.
Facciamo un piccolo passo indietro.
Greenspan, la Yellen e Bernanke sono stati chairman del Council of Economic Advisers (CEA) proprio poco prima di essere scelti come governatori da presidenti che adoravano.
Per non parlare della Yellen che è finita al dipartimento al Tesoro sotto Biden. Molti uomini di Wall Street sono stati al timone del Tesoro americano.
I mercati hanno bisogno di barzellette per salire e scendere.
Anche Scott Bessent gestore di hedge fund, ora segretario al Tesoro, ha cambiato idea.
Bessent scrisse una lettera agli investitori nel 2024 affermando che i dazi erano inflazionistici e non avrebbero contribuito a far ripartire l’industria negli Stati Uniti. “Ho cambiato idea su questo. Il presidente aveva ragione”, ha affermato.
Poi ha ricordato ironicamente che Powell ha solo un voto, come se fosse difficile influenzare gli altri.
“La cosa importante da ricordare è che si tratta di un consiglio di amministrazione e [ci sono] diversi altri elettori provenienti dalle banche regionali”, ha affermato. “Il presidente della Federal Reserve ha il potere di intervenire e avviare la discussione, ma alla fine… lui o lei ha un voto”.
Quindi chiunque diventerà governatore della Fed il prossimo anno, che si tratti di Hassett o di Warsh, influenzerà gli altri.
Prendono quota le quotazioni di Kevin Warsh, magari sarebbe un sogno.
Alcune settimana fa disse…
In secondo luogo, l’inflazione è una scelta, e il curriculum della Fed sotto la presidenza di Jerome Powell è caratterizzato da scelte poco sagge. La Fed dovrebbe riesaminare i suoi grandi errori che hanno portato alla grande inflazione. Dovrebbe abbandonare il dogma secondo cui l’inflazione si verifica quando l’economia cresce troppo e i lavoratori vengono pagati troppo. L’inflazione si verifica quando il governo spende troppo e stampa troppa moneta. Il denaro a Wall Street è troppo facile da gestire, e il credito a Main Street è troppo limitato. Il bilancio gonfio della Fed, concepito per sostenere le grandi aziende in un’epoca di crisi passata, può essere ridotto significativamente.
Questa generosità può essere ridistribuita sotto forma di tassi di interesse più bassi per sostenere le famiglie e le piccole e medie imprese.
E’ la nostra prima scelta anche se non verrà eletto.
I tassi scenderanno, eccome se scenderanno, in alcune riunioni si assisterà a tagli di 50 punti base.
L’ultimo report settimanale della ADP riporta un novo crollo dell’occupazione a partire dalle piccole e medie imprese che perdono 120.000 posti di lavoro.
Powell e la Fed ignorano quello che sta accadendo, nel senso che fanno finta di non vedere.
Si è una truffa, come quella che va di moda in Europa, mentre aspettiamo di sapere se tutto quello che è accaduto alcuni anni fa, è come sempre all’insaputa di tutti, soprattutto dei protagonisti.
Frodi per 51 miliardi, non male davvero, dopo tutto, il denaro europeo, non è il denaro di nessuno!
Noi ci prepariamo ad uscire con l’ultimo aggiornamento del nostro Machiavelli, dopo la decisione sui tassi prevista per il 10 dicembre.
OUTLOOK 2026, avrà il suo focus sulla deflazione che verrà, studieremo il Giappone e osserveremo le nuove opportunità in arrivo dal Sol Levante.
Ricordo che OUTLOOK 2026 sarà a disposizione solo per coloro che hanno sostenuto generosamente il nostro viaggio.
Noi siamo tornati, nonostante tutto, ora tocca a Voi sostenerci.
E’ uscito, “MACHIAVELLI E LO SCARAFAGGIO D’ORO “, l’ultimo manoscritto di Machiavelli
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